sabato 30 giugno 2012

presentazione


curioso fenomeno di erosione in sponda sinistra a valle del ponte dell'autostrada MI-GE (località Casottole):
come sono grandi le tue opere, Signore,
quanto profondi i tuoi pensieri ! (salmo 91)


la partenza di una discesa al ponte in barche di Bereguardo


Amazzonia ? No, braccio laterale del Ticino, lato sponda sinistra,
tra Vigevano e Besate (coordinate 45.314313 8.947935)


braccio laterale del Ticino lato sponda sinistra,tra Vigevano
e Besate (coordinate 45.3075 8.9465)


ampie distese di sabbia e ghiaia, tanto verde e acqua
azzurro-verde limpida e fresca: una meraviglia della natura


due matti


meditate gente, meditate


il sapore di una pagaiata con la nebbia: è come una poesia

la vita è bella....


....a volte invece è bellissima

Premessa
  1. le date all'inizio di ogni post non corrispondono alla data reale di pubblicazione per avere i post disposti secondo  l'ordine che mi pare più logico.
  2. esiste una pagina 2 del blog; vi si può accedere cliccando su POST PIU' VECCHI in fondo a questa pagina

Se sei entrato nel mio blog forse ti sei incuriosito per il titolo. Se sei un frequentatore del Ticino non é necessario che ti spieghi perché é bello navigare sul nostro fiume azzurro quindi il tentativo di spiegazione che segue é solo per i profani. A queste persone vorrei far capire quanto può darci il Ticino sotto forma di sana evasione dalla città :vita all'aperto in mezzo al verde e alla natura (a volte si vede perfino il falco in caccia), sano movimento (remare é fare sport), relax e ottima alternativa ai fine settimana al mare. Infatti per recarsi sul fiume non si fanno code ai caselli autostradali, si fa il bagno, si prende il sole e in più non c'é la confusione che spesso si trova al mare. Se poi si crea un gruppo di amici con cui navigare insieme il gioco é fatto :ecco come passare qualche ora in allegra compagnia e in modo piacevole. Spesso, con il mio gruppo, facciamo discese fluviali percorrendo vari chilometri da monte a valle (la risalita si fa per tratti più brevi essendo decisamente più faticosa). Dopo avere navigato, le parole del naturalista e scrittore John Muir che il Parco del Ticino ha riportato nel cartello che si ha occasione di leggere passeggiando per i sentieri del parco, diventano parole nostre :guarda le foto e forse la mia spiegazione diventa un pò più comprensibile .
Se poi si ha un pò di fegato (cioé se uno é matto) é possibile "gustare" il brivido (in tutti i sensi) della remata invernale. La più bella uscita invernale ? Quella con la neve.

NOTA TECNICA
Il passaggio da monte a valle del ponte in barche di Bereguardo va fatto fra la riva destra e il primo barcone con acqua bassa, verso la sponda sinistra con fiume in piena: questo consiglio è frutto dell'esperienza fatta di persona con le due condizioni di livello sopra precisate.



Oltre che in canoa si può navigare con la barca (in pavese barcè), tipica imbarcazione da fiume strutturata per spostarsi in senso contrario alla corrente quindi stretta e lunga, con il fondo piatto (a differenza delle barche da mare o da lago con chiglia tonda per il beccheggio causato dalle onde: sul fiume non ci sono onde quindi fondo piatto per avere una resistenza minore nella risalita contro corrente). Il barcè viene spinto ad avanzare con il remo "da punta": il remo viene posizionato verticalmente contro il fondo e facendo forza sullo stesso la barca avanza. Quando il livello dell'acqua aumenta e non consente la spinta sul fondo il remo viene infilato nello scalmo ("furcarela" in pavese) e si procede a voga (come i gondolieri a Venezia).
Qualche decennio fa sul fiume, soprattutto la domenica, si incontravano parecchie persone che navigavano con il barcè; prima dell'ultima guerra quasi tutta Pavia passava il tempo libero godendosi il fiume con questa imbarcazione: era lo sport più praticato in città.
Ai giorni nostri questa tradizione si sta perdendo purtroppo: solo pochi ormai sanno remare con il barcè.
Gli ultimi baluardi che resistono sono la benemerita associazione SCUOLA DI VOGA e le due società CANOTTIERI TICINO e BATTELLIERI COLOMBO che insegnano ai pochi giovani ancora amanti del fiume la remata a voga e quella di punta: bisogna augurarsi che grazie alla loro passione questa tradizione remiera non vada perduta.
Remando in barcè, rispetto alla canoa, lo sforzo fisico aumenta notevolmente (il peso del "barcè" supera i 100 Kg. contro i 10-20 Kg. della canoa) mentre la velocità cala in uguale proporzione: ogni metro guadagnato in risalita costa sudore e fatica. Uno dei vantaggi del "barcè": poter trasportare a bordo degli ospiti insieme alle vettovaglie per un piacevole pranzo sul fiume. Uno svantaggio del "barcè": mentre la manovrabilità della canoa permette di avventurarsi nei bracci laterali del fiume divertendosi a fare lo slalom tra i vari ostacoli (esempio piante trascinate dalla corrente e arenate su un basso fondale) con il "barcè" gli spazi di manovra sono più ampi e quindi la rotta ha meno possibilità di avventure in spazi limitati. Le foto che seguono illustrano la descrizione fatta del "barcè"







la remata "di punta"


la remata "a voga"


i "fiumaroli" vengono cresciuti a latte e barcè
(mia figlia nel 1979)


Discesa invernale Vigevano-Pavia
Il 16/02/2014, rispettando una tradizione ormai consolidata, alcuni soci della Canottieri Ticino hanno organizzato la discesa invernale da Vigevano. Invitato da uno dei promotori dell'iniziativa, amico di vecchia data, ho partecipato anch'io a questa avventura per me nuova (per me era la prima esperienza di discesa invernale). La giornata (6-7 °C, leggera pioggia ad intermittenza) avrebbe suggerito di restare al caldo nel letto un'oretta più a lungo del solito (il 16 era domenica) ma lo spirito ha prevalso sulla debolezza della carne: sveglia quando era ancora buio e partenza con il mini-bus della Canottieri intorno alle 8,30 diretti a Vigevano. Ecco i partecipanti schierati per la foto ricordo prima della partenza


un plauso ammirato al primo a destra (è l'avvocato Martinotti) che "veleggia" indomito verso gli 80 anni: ha iniziato a pagaiare alla partenza e si è fermato solo all'arrivo a Pavia, dopo circa 40 km. di percorso. Probabilmente usa pile Duracell. Quando siamo arrivati a Bereguardo, dopo circa 25 km. di discesa, io mi sarei fermato e avrei chiesto di essere ricuperato insieme alla canoa per tornare a Pavia in macchina. Invece ho continuato vedendo che lui proseguiva verso Pavia senza segni di cedimento: il confronto ha stimolato il mio orgoglio. Grazie grande uomo di fiume per l'esempio che mi hai dato!
Imbarcazioni in acqua e partenza se no viene tardi !! (e si salta il pranzo)




questo è il più "estroso" del gruppo: immaginate 40 km. su questa imbarcazione con curve e ostacoli da evitare.....(si rema dando le spalle alla direzione di avanzamento)




si parte !!
Dopo circa 15 km. di discesa abbiamo incontrato un canoista solitario che risaliva verso Vigevano provenendo da Motta Visconti; ci ha detto che si stava allenando (è un agonista) e che avrebbe raggiunto Vigevano per poi ridiscendere a Motta. In totale ha percorso circa 30 km. di cui la metà in salita con un fiume in piena e con molta corrente: chapeau !


dopo aver superato il ponte su barconi galleggianti a Bereguardo, poco dopo la metà del percorso, il brindisi con spumante, sempre per rispettare la tradizione; si festeggia il nostro mancato ricovero alla clinica neuro-deliri. Da qui in avanti, circa 15 km. per arrivare a Pavia, la fatica ha iniziato a farsi sentire: ho fatto gli ultimi 8 km. pagaiando con la forza di volontà perché braccia e spalle non c'erano più. All'arrivo ho baciato la terra quando sono sceso dalla canoa. Riflessione. 20 anni fa scendere da Vigevano a Pavia era come bere un bicchiere d'acqua: non sarò per caso diventato.... diversamente giovane ? Però potrebbero essere le pile: la volta prossima proverò con le Duracell.


PENSIERINI DELLA SERA, CONSIDERAZIONI E OSSERVAZIONI VARIE 

Pensierino 1: vale la pena provare la sensazione meravigliosa regalata dalla carezza sulle guance che danno il vento e una leggera pioggia durante una pagaiata autunnale.

Considerazione 1: o tempora o mores !
Ieri, domenica 30 giugno 2013 alle ore 11,30 circa, mentre stavo sorseggiando beato un calice di vino bianco frizzante e bello fresco quale premio dopo una pagaiata in risalita di circa 3 km, seduto comodamente al ristorante IL VIGILE (che si trova sulla sponda destra del Ticino in località Cantarana) ho visto passare i barcè che stavano effettuando la discesa Canarazzo-Pavia di circa 6 km.(la cronaca sulla pagina dello sport nel giornale LA PROVINCIA PAVESE di oggi, 1 luglio 2013).
 Ho notato, con mia grande sorpresa, che alcuni equipaggi indossavano sulle mani dei guanti protettivi: passi per le vogatrici (alle signore tutto è concesso) ma i signori maschi non devono crearsi dei problemi per qualche callo sulle mani: ai tempi in cui, baldo giovane, navigavo sul fiume solo con il barcè (allora non avevo ancora la passione per il kayak) remavo a mani nude e le mie mani sembravano mani di muratore, piene di calli causati dall'uso dei remi. Il genere umano si sta proprio rammollendo !! (Amen).

Pensierino 2: per trovare la felicità non bisogna recarsi in luoghi in cui c'è molto rumore, tanta gente e tanta confusione come facevo da giovane ma fare il contrario cioè cercare il silenzio e la tranquillità; infatti un saggio ha suggerito: fai silenzio e sentirai cantare la tua anima dentro di te. A conferma di ciò posso garantire che durante una pagaiata in solitudine, mentre cerco di trovare il ritmo giusto pagaiando con la tecnica corretta, immerso nel silenzio rotto solo dal canto degli uccelli e dal fruscio della pagaia che entra nell'acqua, gustando l'armonia del mio corpo che si muove ritmicamente durante il succedersi delle pagaiate, ecco che avverto una quiete interiore e una grande pace oltre a una piacevolissima sensazione di benessere fisico. Questa è felicità: quante persone piene di stress e sempre di cattivo umore avrebbero bisogno di questa "cura" !!

Osservazione 1: il fiume è popolato da numerosi cormorani che si nutrono cacciando pesci: si immergono e, dopo un po' di tempo, riemergono con un pesce nel becco. Il cormorano è molto diffidente verso l'uomo e quando si arriva a circa 100 metri fugge: non è possibile avvicinarlo. Stamane, mentre scendevo lasciandomi trasportare dalla corrente (quindi non facevo rumore con la pagaia nell'acqua), un cormorano è emerso a circa 30 metri da me con un grosso pesce nel becco: non mi aveva sentito arrivare e non mi aveva visto dato che era sott'acqua. Ha fatto una fuga precipitosa (è volato via) però il pesce non l'ha lasciato cadere dal becco: la fame non è una buona compagna di viaggio.

Osservazione 2 (amara): i frequentatori del Ticino, sia su imbarcazione sia sulle rive, sono ormai pochissimi. Osservo che ogni anno che passa le presenze si assottigliano: siamo vicini all'abbandono totale. Se penso alle presenze di 10 e più anni fa, quando la domenica certi tratti di riva erano affollati al punto che sembrava di essere in spiaggia a Riccione, mi viene la tristezza nel cuore.



una domenica degli anni '60

Considerazione 2: questa mattina, 8 dicembre 2013, dopo 15 giorni di sosta forzata ai box causa colica renale, sono uscito per una pagaiata. Le condizioni per un test impegnativo c'erano tutte: nebbia con visibilità sui 20-30 metri (che spettacolo: il fiume "fumava" perché la temperatura dell'acqua era superiore a quella dell'aria, da una riva non riuscivo a vedere la riva opposta), temperatura dell'aria di circa 2 °C, forma fisica del sottoscritto appena sufficiente. Test superato alla grande con un po' di fatica e una bella sudata. Che libidine: ci sono ancora, sono VIVO ! Allelulia et sursum corda !
 Considerazione 3: dopo una mattinata passata a pagaiare, ritorno a casa e dopo una piacevole doccia mi siedo a tavola per il pranzo: che gusto squisito ha il cibo, anche il piatto più semplice sembra un menù da re. Questo è uno dei numerosi miracoli che fa l'attività fisica. I nostri antenati che vivevano in modo meno frenetico del nostro e sapevano dare il giusto peso alle cose avevano stabilito la seguente massima: UBI MOTUS IBI VITA.

Pensierino 3: quando giovane liceale, nel pieno del vigore e della salute, apprendevo che nell'antica Grecia era tenuta nella massima considerazione  la morte in battaglia dell'eroe nella primavera della sua vita, perché la morte lo consegnava alla gloria della memoria imperitura, non riuscivo a comprendere e ad accettare questa idea: la ritenevo una stoltezza. Ora che sono arrivato alla soglia della quarta età e comincio ad avere la compagnia poco gradita di problemi di salute fino a qualche anno fa sconosciuti (come argutamente mi ha fatto riflettere un amico molto saggio, questi problemi sono dei biglietti da visita che ogni tanto ci invia la signora vestita di nero e armata di falce) sto rivedendo il giudizio circa la stoltezza dell'idea esposta sopra: forse gli antichi pensatori greci non avevano espresso un concetto sbagliato.

Considerazione 3: perché alcuni giorni la pagaia sembra un prolungamento della mano e la pagaiata riesce facile, naturale, fluida, mentre altri giorni la pagaia sembra un macigno e la pagaiata è disarmonica, difficoltosa ? perché noi non siamo sempre gli stessi ogni giorno ma abbiamo alti e bassi (e i bassi vanno accettati con filosofica pazienza).

Osservazione 3 (pungente): durante l' ultima pagaiata, mentre costeggiavo la riva, il mio arrivo ha messo in agitazione una coppia di germani reali, maschio e femmina, che sono fuggiti verso il centro del fiume. Mentre volavano via uno dei due ha "gridato a gran voce" il suo fastidio: ho notato che era la femmina quella che gridava. Non ho potuto fare a meno di pensare che le donne sono sempre quelle che parlano di più rispetto agli uomini.

Pensierino 4: come cambiano di sapore le cose a seconda dell' età in cui ci si trova !! a 30 anni, dopo una partita di tennis persa, mi arrabbiavo pensando agli errori commessi durante il gioco, adesso, a quasi 70 anni, anche dopo una sconfitta sono allegro pensando che nonostante i vari problemi fisici, dono non gradito della vetustà, sono ancora in campo con la voglia di rincorrere una pallina: provo quasi un senso di gratitudine per la dea bendata (la fortuna) che mi ha regalato un' altra partita da giocare e gusto questa partita come se dovesse essere l' ultima della mia vita. Aveva ragione il trentenne oppure ha ragione il settantenne ?

Osservazione 4: il corvo curioso e giocherellone (?). Questa mattina solita pagaiata sul Ticino. In risalita costeggio la riva per avere meno corrente contraria e passo quindi sotto le piante che, dalla riva, si sporgono sull' acqua. Sulle piante stazionano numerosi corvi appollaiati sui rami che, normalmente, si allontanano al mio arrivo tenendo una distanza di sicurezza (per loro) fra me e loro. Questa mattina invece un corvo, invece di fuggire, mi ha seguito per un centinaio di metri volando da una pianta a quella più a monte precedendo il mio spostamento sull' acqua: dopo ogni volo si appollaiava su un ramo quasi come ad aspettarmi. Alla fine, appollaiato su un ramo sporgente sull' acqua, ha aspettato che io transitassi sotto di lui senza darsi alla fuga ed è rimasto impassibile al mio passaggio sotto il ramo. O era un gran curioso che voleva osservare quella strana cosa che risaliva il fiume (io e la la mia canoa) oppure era un giocherellone in vena di divertirsi. Comportamento davvero inusuale.

Pensierino 4: Questa mattina passeggiata nel bosco lungo il fiume a raccogliere le ortiche (luppolo) con cui si cucina un' ottima frittata oppure un buon risotto; deliziosa l' atmosfera: tanto verde, il canto dei merli in amore, il profumo delle acacie fiorite, il SILENZIO, la musica che fa il vento quando incontra la chioma degli alberi. Penso che non esista medicina migliore per sentire lo spirito "leggero" e dimenticare tutti i pensieri grevi che il vivere, a volte, porta con se. E poi...la raccolta abbondante di luppolo: a pranzo mi sono leccato dietro i gomiti dopo aver gustato la " frità cui urtis" (frittata con le ortiche).
Osservazione 5: è uscito il bel libro dell' ing. Gatti "Il barcè" edizioni Mursia come si può leggere nel link seguente:
http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2017/01/13/news/sul-barce-da-cinquant-anni-e-cosi-me-lo-sono-costruito-1.14710272
è un contributo alla "pavesità", come nelle mie intenzioni è questo blog: le tradizioni sono un bene prezioso che non devono essere perse. Il nostro passato fa parte di noi, racconta la nostra storia e il nostro vissuto: l' amore per il fiume Ticino deve essere trasmesso ai pavesi del futuro.

giovedì 21 giugno 2012

L'ultima tappa del Ticino

L'ultima tappa del Ticino è il tratto compreso tra Pavia e la confluenza del fiume nel Po, al ponte della Becca. Non ho mai preso in considerazione l'idea di percorrere questo ultimo tratto del fiume ritenendo la sua attrattiva inferiore rispetto a quella del Ticino a monte di Pavia. Il giudizio era condizionato prevalentemente dalla qualità dell'acqua (pulizia) e dal paesaggio attorno alle rive (mi piacciono moltissimo le grandi distese di sabbia e ghiaia che costeggiano il Ticino a monte di Pavia, assenti invece nel tratto finale).
Un amico canoista mi ha fatto cambiare idea, parlandomi della vista molto bella che si ha di Pavia nel tratto finale del fiume. Allettato dall'idea di scattare foto interessanti della città ho percorso tale tratto.
Ecco le mie considerazioni circa questa nuova esperienza.
Il Ticino a valle di Pavia "non è più Ticino ma è Po": la larghezza del fiume, il colore dell'acqua, l'aspetto delle rive hanno richiamato alla mia mente i ricordi e le sensazioni che avevo provato anni fa navigando sul Po, da Cremona verso Venezia, con la motonave Stradivari.
La qualità dell'acqua del fiume scade decisamente dopo l'entrata nel Ticino delle acque del Naviglio Pavese e della rogge Gravellone e Vernavola: mentre a monte della città mi bagno con piacere, qui non ho provato la minima voglia di fare il bagno nonostante un caldo notevole. A questo punto mi pongo una domanda: ma i signori del Parco del Ticino e dell'Azienda Sanitaria Locale, oltre a ritirare lo stipendio a fine mese, cosa fanno ?
Per quanto riguarda invece la vista che si ha della città penso che sia valsa la pena di fare questa discesa: la vista è notevole.



a valle del ponte coperto


a sinistra le case del Borgo Ticino, a destra l'imbarcadero Barbieri


la scuola di voga che insegna
ad andare sul fiume con il barcè




l'entrata in Ticino del Naviglio Pavese


dura la vita per i canottieri ! più facile per
l'allenatore, sulla barca a motore a sinistra


fine dell'avventura: siamo arrivati alla Becca


venerdì 15 giugno 2012

les gorges de l'Ardeche (le gole dell'Ardeche)

Il Ticino non basta più alla nostra fame di nuove esperienze in canoa: eccoci allora sull'Ardeche, in Francia. L'Ardeche è un fiume del sud della Francia, affluente di destra del Rodano, che dà il nome al dipartimento che bagna cioè l'Ardeche. Nel tratto da Vallon Pont d'Arc a valle fino a Saint Martin il fiume scorre in un canyon per circa 30 km: questo è il tratto che noi (parlo al plurale perchè eravamo in 4) abbiamo percorso.
Evito di dare notizie dettagliate sul percorso (tempi, distanze, cartina eccetera) perchè altri lo hanno già fatto in modo egregio: basta entrare nel sito
Io vorrei invece raccontare quello che ho portato a casa dal viaggio cioè sensazioni e ricordi delle cose che più mi hanno colpito.
Innanzi tutto è la configurazione naturale del luogo che affascina: il fiume scorre in un canyon scavato in un altopiano poco abitato per cui si hanno scenari degni di un  film western. Le fotografie seguenti danno un'idea del luogo












Ho scattato queste foto percorrendo la strada panoramica che unisce Vallon Pont d'Arc a Saint Martin: vale la pena di fare questo percorso di circa 35 km., dotato di terrazze panoramiche ogni 4-5 km. posizionate in punti da cui la vista sul canyon è ottimale, perchè così si ha la visione dal basso (in canoa) e dall'alto ottenendo un'idea più completa della configurazione naturale di questa zona.
Ecco ora le immagini dal basso

 le pont d'arc

 i 4 compagni d'avventura




la "cattedrale"





Davanti a queste bellezze, immersi totalmente nella natura (la cosidetta civiltà qui è lontana anni luce ! che grande silenzio si gusta qui, interrotto solo dal canto degli uccelli e dal rumore delle rapide del fiume) mi sono sentito piccolo, piccolo: ho avvertito la mia pochezza davanti alla magnificenza della Creazione ( a proposito del silenzio un asceta ha detto: "fai silenzio e sentirai la tua anima cantare dentro di te"). Una moltitudine di uccelli di varie specie popolano il canyon e allietano la discesa con i loro canti. Nelle pareti rocciose innumerevoli buchi sono il loro nido: alla fine dei loro voli si rifugiano in questi buchi, al sicuro dai predatori. I predatori sono numerosi falchi che volteggiano a grandi altezze con il loro volo circolare. Ho avuto la fortuna di osservare uno di questi falchi scendere in picchiata nel fiume per catturare un pesce (nell'Ardeche vivono in gran quantità trote, alcune anche di notevoli dimensioni). Nelle gole vivono anche numerose le libellule: una di esse ha deciso di usarmi come taxi e per un certo tempo è rimasta sul mio braccio a tenermi compagnia. Una piccola riflessione: i ragazzi di oggi, cresciuti a pane e play station ne hanno mai vista una ? E ancora: sono stati qualche volta a contatto con la natura ? Poverini! Sono convinti che le gioie della vita si trovino nelle cose vuote che loro amano e non sanno invece vedere dove si trova veramente la gioia e la bellezza del vivere: è improbabile che possano fare un "pensierino della sera" come quello che ho fatto io nel post PRESENTAZIONE. Ancora più piccolo e, devo confessarlo, un pochino timoroso, mi sono sentito quando si arrivava a una rapida: lungo il percorso se ne incontrano una ventina di cui 4 o 5 particolarmente impegnative (per l'aspetto emotivo, cioè per il timore che incutono all'atto di affrontarle: a occhio valuti come si presenta l'acqua nella rapida e devi decidere in un attimo dove passerai; la decisione non può essere cambiata se ti accorgi che hai sbagliato perchè quando entri in rapida la corrente è più forte di te e chi sbaglia...si rovescia. Per l'aspetto tecnico: bisogna avere padronanza della canoa e sapere cosa fare: bisogna stare allineati con la corrente, busto in avanti per caricare la punta della canoa e andare alla massima velocità possibile per stabilizzare la canoa). In ognuna di esse si imbarca parecchia acqua che viene evacuata senza problemi essendo la canoa autosvuotante (ci sono dei fori sul fondo che provvedono alla bisogna); il lato positivo è che si finisce la giornata belli puliti dopo tutti questi bagni. Alcune foto per rendere l'idea





è sparita la canoa !


zoomate per ingrandire l'immagine e osservate il viso della ragazza
che sta davanti: si comprende meglio la spiegazione che ho
cercato di dare sopra su quello che succede in rapida


forza Silvio che ce la fai !!


 passa più a sinistra Antonio se no ti rovesci



ma lui non ha seguito le mie segnalazioni: questo è il risultato


Francesca ha "bagnato il naso" a suo padre (Antonio): è passata senza rovesciarsi


qui Antonio si è accontentato del bagno parziale (bidet): niente rovesciamento

Alcuni suggerimenti: attenzione alla prenotazione del bivacco (ce ne sono due: Gaud e Gournier) se si effettua la discesa in due giorni perchè le istruzioni contenute in http://www.gorgesdelardeche.fr/  (sito in cui si prenotano i posti per accedere al bivacco) sono poco chiare.



bivacco Gournier: si lasciano le canoe sul greto del fiume
e si sale al bivacco (dietro le piante)
Io ho prenotato bivacco semplice invece per poter dormire nei grossi tendoni bisogna prenotare marabout. Risultato: l'addetto a cui mi sono rivolto al mio arrivo mi ha detto in modo molto ironico che dovevo "coucher aux etoiles" (dormire per terra all'aperto). Mi è venuto un giramento di.....notevole che ha rischiato di pregiudicare tutto il bello che avevo messo dentro. Però di ogni esperienza, anche quelle negative, bisogna cercare di cogliere l'aspetto positivo: vi dirò quindi che cercare di prendere sonno sulla sponda del fiume (era la prima volta che mi capitava) cullato dagli ultimi canti degli uccelli prima della notte e dal rumore della rapida che avremmo incontrato subito dopo la partenza il giorno successivo, mentre il cielo scuriva progressivamente e le stelle acquistavano man mano brillantezza resterà uno dei ricordi più belli che conserverò nel mio cuore.
Evitate accuratamente il fine settimana perchè sembra di essere sull'autostrada nei giorni di inizio vacanze: ci sono numerosissime canoe come si può vedere nella foto che segue e, quando si arriva in rapida, è meglio essere soli perchè se uno si rovescia si rischia di fare gli strati di canoe una sopra l'altra


Altro suggerimento: anche se effettuerete l'escursione nella bella stagione come noi abbiamo fatto non ripetete l'errore che ho fatto io cioè non ho portato con me il sacco a pelo pensando che bastasse coprirsi bene con un pile e una giacca della tuta da tennis. Mal me ne incolse: verso mattina il freddo è pungente e mentre mi maledicevo mentalmente per l'errore commesso mi sono ricordato di quel padre molto saggio che diceva che per fare imparare al figlio a stare al mondo, oltre agli altri insegnamenti,  è utile fargli provare a sopportare la fame, il caldo e il freddo. Mio padre era molto saggio ma anche con un cuore molto tenero per cui non mi ha imposto questo tipo di insegnamento: ho fatto io questo tirocinio di vita costretto dalle circostanze (limitatamente al freddo) all'età di 65 anni. Meglio tardi che mai !!
Due foto per illustrare il discorso dormire.

coucher aux etoiles 


Francesca ha optato invece per il tavolo su cui avevamo cenato, impaurita da un grosso rospo che cercava di farsi baciare mentre lei provava a dormire per terra: non avrà perso un'occasione d'oro ? Mah, chi lo sa se ci sono ancora in circolazione i principi azzurri trasformati in rospi !!

Complimenti se mi avete letto fino alla fine: avete una pazienza notevole.